L’INIZIATIVA DI FII – FONDO FILIERE CHIAMATA PER I BIG

Corriere L’Economia   28/09/2026

Dopo il via libera della Consob, atteso a metà ottobre, potrà partire la raccolta per il nuovo strumento dedicato alle supply chain. Obiettivo: 1,2 miliardi di dotazione Fra i possibili sottoscrittori anche Snam, Fincantieri e Leonardo

Il via libera della Consob è atteso nella seconda metà di ottobre, dopo la richiesta inoltrata dal board il 18 settembre. Dopodiché il Fondo italiano di investimento (Fii) potrà avviare la raccolta del nuovo veicolo che punta di arrivare a una dotazione fino a 1,2 miliardi. La piattaforma d’investimento guidata dall’amministratore delegato Domenico Lombardi si appresta a tornare sul mercato e sollecitare i sottoscrittori per costruire il nuovo Fondo Filiere Strategiche.
Da quanto emerge, sarà un unico veicolo dedicato a quattro macro filiere: energia con reti e tecnologie di transizione, materie prime critiche, navalmeccanica e blue economy, spazio e aeronautica.
L’obiettivo è di investire nei cosiddetti «corridoi» industriali, vale a dire in filiere interconnesse utili a tutte le aziende che animano i quattro macro settori. Il fondo guarderà a sistemi energetici che richiedono materie come rame, litio, terre rare e materiali elettronici; componentistica aeronautica e spazio che richiedono titanio, semiconduttori e materiali ad alta prestazione; navi e sistemi marittimi che richiedono acciai e leghe speciali; sistemi di potenza per l’aerospazio; posa in mare di infrastrutture energetiche. Infine, sensoristica, radar, comunicazioni sicure. In pratica, tutte le produzioni che orizzontalmente sono cruciali alle industrie chiave del Paese.

Quattro le aree d’intervento: energia per la transizione; materie prime critiche; navale e blue economy, spazio e aeronautica.


Collaborazione


L’idea alla base è di procedere in collaborazione con i capi filiera nazionali che avranno il compito di mappare quella catena produttiva strategica, indicarne i segmenti più fragili ma ad alto potenziale.
Ed è proprio qui che potrebbero entrare in campo, pure come sottoscrittori del nuovo Fondo Filiere Strategiche, anche i grandi dei settori cruciali, che possono svolgere il ruolo di bussola nei mondi dell’industria critica per la crescita del Paese: da Snam, in prima fila, a Fincantieri e Leonardo fino a Italgas ed Enel. Poi, naturalmente, spetterà al team di Fii valutare e decidere gli investimenti, secondo logiche di mercato.
Per chi sottoscriverà – è l’approccio del nuovo Fondo – ci sarà un ritorno a valori di mercato ma anche un dividendo di sistema che viene dal supporto alle Pmi, soprattutto quelle innovative, per contribuire al consolidamento delle filiere in una fase di incertezza e alla capacità di export delle aziende.
Fii si pone quindi come infrastruttura del capitale produttivo italiano e soggetto di riferimento nella creazione di valore strategico industriale. Spetterà poi al ceo Domenico Lombardi, non appena incassato il via libera Consob, convincere gli investitori a scommettere sull’Italia e sulle sue prospettive di consolidamento di un’industria fondamentale per il Paese.
La strategia è di presentare un progetto di filiera come un unico sistema industriale interconnesso, in cui materiali, tecnologie, infrastrutture e competenze alimentano nello stesso tempo più catene del valore, secondo il piano che vede al lavoro i consulenti di McKinsey a fianco del team di Fii.
La squadra di Lombardi si è peraltro rafforzata nelle settimane scorse, per accelerare nell’attuazione del piano strategico con ingressi nei comparti investimenti, tecnologia e organizzazione. Massimo Montes arriva da McKinsey, Fabrizio Thiella da Ntt Data e Monica Dotti da Ambienta sgr per rafforzare le competenze proprio sulle filiere strategiche, su digitale, dati e sviluppo dei talenti. Obiettivo, consolidare Fii come piattaforma italiana del private capital, sempre più investitore con una missione strategica e guidato da logiche di mercato.


Target
È il nuovo corso impresso da Lombardi, arrivato a capo del Fondo italiano un anno fa quando la raccolta complessiva era arrivata a 4,3 miliardi. Oggi è salita a oltre cinque miliardi, al di sopra degli obiettivi di piano, con l’ambizione ora di aggiungere un altro miliardo. In un momento peraltro complesso per i fondi che raccolgono capitali. I dati sul mercato italiano del private equity e venture capital hanno mostrato un primo semestre complesso. L’analisi condotta da Aifi e PwC Italia e presentata la scorsa settimana ha mostrato una raccolta complessiva pari a 674 milioni di euro, in calo del 60% rispetto agli 1,7 miliardi del primo semestre di un anno fa. Gli operatori che hanno raccolto nel periodo sono stati 21 (29 nello stesso periodo dell’anno precedente). La raccolta sul mercato è stata pari a 574 milioni, in diminuzione del 54% rispetto agli 1,2 miliardi nello stesso periodo del 2025. L’ammontare investito è stato peraltro di 5 miliardi, in calo del 2% rispetto ai precedenti 5,2 miliardi.
Qui il progetto ha logiche diverse da quelle del private equity classico. L’idea di Fii è infatti di trasmettere anche «impulsi di politica industriale», spingendo i futuri investitori a partecipare a un «progetto Paese». Il nuovo Fondo Filiere Strategiche sarà quindi un nuovo strumento per intervenire. La sua dotazione si affiancherà ai 600 milioni del Fondo Made in Italy la cui gestione è stata affidata a FII dal ministero dell’Industria per consolidare le imprese «critiche» anche nei settori della chimica, della farmaceutica e dell’elettronica.

Fondo Italiano d’Investimento SGR

Nata nel 2010 su iniziativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e partecipata da CDP Equity, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Fondazione ENPAM, Fondazione ENPAIA, ABI, Banco BPM e BPER Banca, Fondo Italiano d’Investimento SGR ha come principale obiettivo la gestione di fondi mobiliari chiusi dedicati a far confluire capitali verso il sistema delle imprese italiane d’eccellenza, coniugando finalità di ritorno sul capitale investito, in linea con i benchmark internazionali, con quelle di sviluppo del sistema produttivo italiano. Fondo Italiano gestisce 21 fondi di investimento mobiliari chiusi riservati a investitori qualificati, per oltre 5 miliardi di euro e opera attraverso investimenti diretti e indiretti (fondi di fondi). Fondo Italiano considera la sostenibilità un valore fondamentale ed è impegnata a integrare i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle proprie attività di investimento.

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