Il Messaggero 18/07/2026
GLI INVESTIMENTI
Alla sgr guidata da Domenico Lombardi la gestione dello strumento per accompagnare le aziende nella transizione e negli approvvigionamenti. Dotazione iniziale da 900 milioni
PREVISTO L’INGRESSO NEL CAPITALE DELLE INDUSTRIE TARGET CON PARTECIPAZIONI DI MAGGIORANZA O MINORANZA QUALIFICATA
Sarà il Fondo Italiano d’Investimento a gestire il veicolo del Fondo Nazionale per il Made in Italy dedicato al sostegno delle aziende coinvolte nelle filiere strategiche. La sgr guidata dall’amministratore delegato Domenico Lombardi si è aggiudicata la gara per la gestione del cosiddetto Fondo Imprese: un percorso partito lo scorso gennaio e terminato nei giorni scorsi. Lo strumento nasce con la legge sul Made in Italy per permettere investimenti, diretti o indiretti, nel capitale di società per azioni – anche quotate in mercati regolamentati – attive in settori chiave per l’economia nazionale, per le transazioni digitale ed ecologica, nonché per gli approvvigionamenti. Si tratta di una sorta di fondo sovrano dedicato alle aziende più innovative del Paese e alle realtà del tessuto produttivo nazionale, utili a garantire la cosiddetta autonomia strategica. Un progetto che ora entra nel vivo e incrocia i punti cardine del nuovo piano al 2030 presentato nei mesi scorsi da Fii sgr.
IL MANDATO
Il mandato è in linea con la missione del Fondo Italiano d’Investimento: sostenere le filiere produttive centrali per la sicurezza e la crescita. Non a caso, nei nuovi progetti della sgr guidata da Lombardi, partecipata tra gli altri da Cassa Depositi e Prestiti al 55%, c’è l’avvio di un nuovo fondo “Filiere Strategiche”, che avrà un target di raccolta di oltre 1 miliardo di euro destinato a finanziare lo sviluppo di settori verticali ad alto potenziale, quali energia e transizione energetica, spazio e aeronautica, materiali critici avanzati e terre rare, navalmeccanica e altri comparti di elevata importanza per la competitività del Paese, con l’obiettivo di sostenere la creazione di campioni industriali. Il Fondo Imprese va in parte in questa direzione. Tra i settori di intervento individuati dal governo nella legge per il Made in Italy ci sono, tra gli altri, la fabbricazione di macchinari, di materie plastiche, di farmaci e di prodotti chimici, oltre alle apparecchiature elettriche, l’elettronica, la metallurgia e la raffinazione. Le aziende che beneficeranno del possibile intervento del fondo saranno valutate anche in base all’attività di ricerca e sviluppo e alla loro presenza sui mercati internazionali.
GLI INTERVENTI
Il veicolo potrà investire direttamente nel capitale delle imprese target, con partecipazioni anche di maggioranza o minoranza qualificata (fino al 50% in operazioni di private equity). In alternativa, potrà intervenire in modo indiretto attraverso fondi target di private equity. L’intero Fondo Nazionale del Made in Italy parte con una dotazione pubblica iniziale di 900 milioni di euro. Il Fondo Imprese è uno dei due veicoli che ne permettono l’attività (l’altro è il Fondo Real Asset, destinato a investimenti in miniere o impianti produttivi); avrà una durata di quindici anni e potrà contare su 600 milioni di risorse pubbliche, da versare in una o più tranche a seconda delle esigenze. Il periodo di investimento sarà di cinque anni, trascorsi i quali non si potranno effettuare nuovi investimenti, ma soltanto interventi per tutelare le partecipazioni acquisite. Quanto alla ripartizione delle risorse tra l’operatività diretta e quella indiretta, il capitolato tecnico della gara specifica che sarà decisa in sede di business plan. Il veicolo è ovviamente strutturato per attrarre capitali privati che vadano ad aggiungersi alle risorse pubbliche.