«Fondo Italiano, un miliardo per le filiere strategiche E un nuovo piano di crescita»

Il ceo Lombardi: investiamo con una visione sistemica Il sistema di imprese in cui abbiamo investito rappresenta oltre 350 mila occupati e oltre 90 miliardi di fatturato aggregato Domenico Lombardi ha assunto un anno fa la guida del Fondo Italiano d’Investimento, la società del gruppo Cassa depositi e prestiti dedicata al private equity orientato alle pmi. E il bilancio è positivo. «Fondo Italiano di Investimento ha una mission particolare – spiega il manager alla vigilia dell’Annual general meeting del Fondo -: è un investitore di mercato, ma a proiezione sistemica. Abbiamo un azionariato misto, con Cassa depositi e prestiti, le principali banche italiane e altri investitori istituzionali e questa composizione riflette la nostra missione: investire secondo logiche di mercato, ma con una visione che guarda anche agli effetti sull’economia del Paese».
Quindi non un semplice operatore di private equity?
«Da un lato Fondo Italiano è un investitore di mercato: raccogliamo capitali da oltre 70 investitori istituzionali, tra casse previdenziali, fondi pensione, assicurazioni, fondazioni bancarie e banche ai quali dobbiamo garantire rendimenti di mercato. Ma siamo anche un investitore di sistema e quindi dobbiamo selezionare le opportunità valutando la capacità di generare esternalità positive per le filiere industriali e per il Paese».
Con quali strumenti operate?
«Noi forniamo alle Pmi capitale di rischio, che è la condizione necessaria per la crescita visto che diventando più grandi possono essere più solide, innovare di più, investire nella qualità della forza lavoro e, infine, rendere più resilienti le filiere cui appartengono. E lo facciamo attraverso due grandi categorie di investimenti: la prima è indiretta, con i fondi di fondi, investendo in fondi gestiti da altri operatori, la seconda è quella degli investimenti diretti, attraverso i quali entriamo nel capitale delle imprese. Storicamente circa due terzi delle risorse andavano agli investimenti indiretti e un terzo ai diretti, ma in prospettiva quest’ultima componente crescerà di più con una focalizzazione più precisa».
Quale?
«Vogliamo intervenire soprattutto dove il settore privato non opera con sufficiente profondità e dove il nostro investimento può generare ricadute significative per il sistema. È la logica del nuovo fondo filiere strategiche avviato a settembre, con un obiettivo di raccolta di un miliardo di euro. Ci concentreremo su quattro ambiti: spazio e aeronautica, navalmeccanica e blue economy, energia e transizione energetica e materie prime critiche. Se investiamo in un fornitore di una filiera strategica non rafforziamo soltanto l’azienda, ma rendiamo più resiliente l’intera catena del valore e i territori nei quali opera. Oggi il sistema di imprese in cui abbiamo investito rappresenta oltre 350 mila occupati e oltre 90 miliardi di fatturato aggregato. In quest’ ultimo anno abbiamo ampliato significativamente i nostri strumenti: oltre al fondo per le filiere strategiche, stiamo creando il primo fondo di debito diretto, con una dotazione compresa tra mezzo miliardo e un miliardo di euro, per le Pmi meritevoli che faticano ad accedere al credito, e gestiremo i 600 milioni affidatici dal Mimit per le imprese che utilizzano materie prime critiche. Un anno fa gli asset in gestione valevano 4,3 miliardi e il prossimo anno prevediamo di superare i 6 miliardi ».
Mentre il private equity mondiale rallenta la raccolta, voi avete deciso di rivedere il piano strategico al rialzo. Come mai?
«Dopo aver verificato il raggiungimento in anticipo di alcuni obiettivi del piano 2026-2030 varato a marzo, il consiglio ha approvato all’unanimità la proposta di preparare il nuovo piano 2027-2031. Non si tratta semplicemente di aggiungere un anno, ma di elevare l’asticella delle nostre ambizioni. Parallelamente predisporremo un piano di sostenibilità integrato, perché riteniamo che i criteri Esg siano una leva di creazione di valore industriale. L’obiettivo è consolidare Fondo Italiano come piattaforma di riferimento del private capital in Italia. L’Italia è diventata un mercato più attraente per gli investitori internazionali e noi possiamo essere la porta d’ingresso verso le Pmi e le filiere strategiche».

Fondo Italiano d’Investimento SGR

Nata nel 2010 su iniziativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e partecipata da CDP Equity, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Fondazione ENPAM, Fondazione ENPAIA, ABI, Banco BPM e BPER Banca, Fondo Italiano d’Investimento SGR ha come principale obiettivo la gestione di fondi mobiliari chiusi dedicati a far confluire capitali verso il sistema delle imprese italiane d’eccellenza, coniugando finalità di ritorno sul capitale investito, in linea con i benchmark internazionali, con quelle di sviluppo del sistema produttivo italiano. Fondo Italiano gestisce 21 fondi di investimento mobiliari chiusi riservati a investitori qualificati, per oltre 5 miliardi di euro e opera attraverso investimenti diretti e indiretti (fondi di fondi). Fondo Italiano considera la sostenibilità un valore fondamentale ed è impegnata a integrare i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle proprie attività di investimento.

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