Milano Finanza 24/10/2026
L’obiettivo, evidentemente ambizioso, è tracciato: il Fondo Italiano d’Investimento, la sgr partecipata da Cassa Depositi e Prestiti, banche e altri investitori istituzionali, intende consolidarsi come la piattaforma nazionale di riferimento del private equity, capace di mobilitare capitale pubblico-privato per rafforzare il tessuto produttivo dell’Italia e soprattutto, in tempi di guerrae di crisi energetica, potenziare le filiere strategiche del Paese. Da quando,a ottobre dello scorso anno, al timone della società si è insediato Domenico Lombardi, nominato amministratore delegato dopo una carriera in Banca d’Italia, al Fondo Monetario Internazionale e nella Banca Mondiale, il Fondo Italiano d’Investimento ha già accelerato. Praticamente chiuso (con oltre il 95% del piano di rimedio già attuato) l’accertamento di Bankitalia che aveva mosso rilievi sulla governance e i controlli della precedente gestione, il Fondo Italiano d’Investimento è passato, in un anno, da 4,3 a 5,3 miliardi di euro di asset in gestione, con l’istituzione di quattro nuovi fondi, in un contesto in cui il private equity nazionalee internazionale ha dato invece segnali di difficoltà. Uno sviluppo superiore a quanto previsto dal piano 2026-2030, che era stato messo a punto a marzo scorso dal nuovo amministratore delegato, tanto che, con il supporto dei consulenti di McKinsey, il Fondo Italiano ha deciso di aggiornarlo e di estenderlo al 2031. «Il cantiere si aprirà nei prossimi giorni, per chiudersi a febbraio», dicea MF-Milano Finanza l’ad Lombardi, sottolineando che «non si tratta semplicemente di allungare di un anno l’orizzonte temporale, ma piuttosto di elevare l’asticella delle nostre ambizioni». Domanda. Quali saranno le direttrici nel nuovo piano? Risposta. Dobbiamo cominciare a immaginare il dopo Pnrr, fondato sulla capacità di mobilitare stabilmente capitali privati a sostegno della crescitae non più risorse pubbliche straordinarie. Per attrarli sempre di più stiamo arricchendo le nostre proposte e abbiamo raccolto l’invito del premier Giorgia Meloni a ideare strumenti che ancora non esistono nel private equity italiano. Contemporaneamente stiamo lavorando alla messaa punto del nuovo piano di sostenibilità. Avrà lo stesso orizzonte del piano strategico, 2027-2031, perché saranno perfettamente integrati. La sostenibilità dovrà infatti concretizzarsi in opportunità concrete di sviluppo industriale. D. Quali sono i nuovi fondi a cui state lavorando? R. Vogliamo lanciare fondi di lungo termine, che vadano oltre l’orizzonte temporale del private equity: il cosiddetto permanent capital, che possa mettere in sicurezza asset strategici per il Paese. Lavoriamo anche a un fondo dedicato al mercato secondario del private equity, che in Italia non esiste ancora e potrebbe essere pronto già per la fine dell’anno prossimo. La prossima settimana incontrerò poi il presidente di Abi, Antonio Patuelli, e il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, per l’avvio di un fondo di debito diretto per pmi meritevoli che faticano ad accedere al credito, con l’intenzione di avviarlo nel primo trimestre dell’anno prossimo partendo da una dimensione di 500 milioni di euro. Con il nuovo piano vogliamo insomma rafforzare l’arsenale del Fondo Italiano a disposizione per la crescita dell’Italia. Un Paese che ha una grandissima capacità di risparmio che solo in minima parte confluisce verso l’economia reale, e ancora meno in quella italiana. D. Quanto dovrebbe crescere il Fondo Italiano in termini di assete di organico per dare attuazione a questi obiettivi? R. Oggi, come detto, siamo a 5,3 miliardi di euro in gestione e contiamo di superare i 6 miliardi alla fine del 2027. Al momento il nostro organico è composto da 75 persone. Abbiamo già iniziato a rafforzarlo con innesti selettivi dal mercato e contiamo di arrivare almeno a 85 unità a fine piano. Anche perché intendiamo aumentare gli investimenti diretti nelle imprese, che rappresentano oggi un terzo degli asset rispetto ai due terzi di quelli indiretti, che sostengono fondi e gestori del mercato italiano. Per evitare sovrapposizioni fra i due comparti, gli investimenti diretti dovranno concentrarsi sempre di più sulla crescita di imprese strategiche e sul consolidamento delle filiere industriali più rilevanti per il Paese. In questa prospettiva abbiamo appena istituito il Fondo Filiere strategiche, che punta a 1 miliardo di raccolta e il fondo del ministero delle Imprese e del Made in Italy che, con una dotazione di 600 milioni, è stato affidato alla nostra gestione. D. Come attrarre nuovi investitori istituzionali e privati? R. Gestendo bene i fondi e diversificando i prodotti. Le potenzialità sono evidenti. Oggi l’Italia ha una maggiore stabilità economicae finanziaria rispetto al passato ma, a volte, c’è ancora una valutazione retrospettiva del rischio Italia che non premia.