MF 23/10/2026
Il Fondo Italiano d’Investimento si prepara a lanciare un fondo di private debt che potrà arrivare a un miliardo di euro. «La prossima settimana, in Abi, presenteremo la prima iniziativa di fondo di debito diretto. Uno strumento complementare a quello bancario che avrà una capienza tra 500 milioni e 1 miliardo e che si unirà a quello che il mercato già mette a disposizione in questo ambito». Ad anticiparlo è stato l’amministratore delegato di Fondo Italiano di Investimento, Domenico Lombardi, all’Annual Meeting 2026 parlando del nuovo veicolo che investirà direttamente in strumenti di debito delle pmi italiane. L’obiettivo di raccolta complessiva delle iniziative avviate nel corso del 2026 da Fondo Italiano d’investimento, la sgr partecipata da Cdp, banche ed enti previdenziali, è di circa 2 miliardi. Le iniziative convergono in particolare sulle filiere ritenute strategiche per la competitività del Paese come l’energia, la transizione energetica, l’aerospazio e difesa, la navalmeccanica e blue economy e le materie prime critiche, affiancate da un intervento trasversale sulla digitalizzazione e, appunto, da un ampliamento delle fonti di finanziamento alternative al credito bancario a disposizione delle pmi. «In 16 anni abbiamo costruito una realtà che oggi gestisce 5 miliardi di attivi, riunisce più di 70 investitori istituzionali e opera attraverso 25 fondi», ha ricordato ancora Lombardi, al timone da ottobre dello scorso anno. Con il piano strategicoal 2030 è stato avviato «un nuovo corso con l’ambizione di fare di Fondo Italiano una piattaforma nazionale per private capital più forte, integrata e capace di incidere maggiormente sulla competitività industriale del Paese», ha aggiunto ancora l’amministratore delegato, ricordando il Fondo Filiere Strategiche, con un obiettivo di raccolta di 1 miliardo di euro, ma anche il fondo Imprese del ministero delle Imprese e del Made in Italy, affidato alla sgr con una dotazione di 600 milioni. «Guarderemo a nuovi prodotti di investimento, come per esempio un veicolo dedicato al mercato secondario, capace di offrire nuove opportunità di liquidità agli investitori, ma anche a strumenti che consentono di accompagnare le imprese oltre gli orizzonti temporali tradizionali del private equity», ha concluso Lombardi, «dobbiamo iniziare a immaginare il dopo Pnrr, non fondato sulla capacità di mobilitare risorse pubbliche straordinarie, ma sulla capacità di mobilitare capitali privati a sostegno della crescita».