Fondo italiano d’investimento «Così gli interventi mirati fanno crescere le Pmi»

L’amministratore delegato di FII Sgr traccia lo scenario: «Vogliamo essere un soggetto abilitatore della capacità d’impresa» Entro l’inizio del 2027 sarà lanciato uno strumento diretto per sostenere le filiere strategiche

Guardando ai numeri, l’obiettivo è di arrivare a oltre 5 miliardi di masse gestite e commissioni in crescita a più di 39 milioni di euro entro il 2030. Dal punto di vista qualitativo, la strategia delineata dal Fondo italiano d’investimento nel nuovo piano a cinque anni, spiega Domenico Lombardi, dallo scorso ottobre amministratore delegato della Sgr nata nel 2010, è di realizzare interventi sempre più mirati «a sostegno di aziende innovative, che generino export per sé stesse, per l’indotto al quale appartengono e che consentano di consolidare il segmento della filiera di riferimento». Un maggiore focus quindi nella strategia del Fondo, «che permetta di massimizzare i ritorni di mercato e di sistema», aggiunge, in linea con la specificità della Sgr a livello europeo. Dal confronto fatto con altre entità estere apparentemente simili, emerge infatti che il Fondo italiano d’investimento «è un unicum, in quanto investitore di mercato a vocazione sistemica», con una specializzazione nel sostegno alle piccole e medie imprese. Su queste premesse, nei mesi che hanno preceduto la presentazione del piano, i manager hanno discusso con azionisti e investitori la nuova strategia. Dialogo che si ripeterà a breve. Già per il 29 aprile a Milano e per il 5 maggio a Roma sono previsti due incontri con la comunità degli investitori e degli stakeholder «per presentare il nuovo corso», ha annunciato Lombardi. Per la prima volta la Sgr si è dotata di un piano a cinque anni. Perché dotarsi di un simile strumento? «Servirà a dare una maggiore incisività alle nostre attività. Da un lato vogliamo cogliere i benefici di una pianificazione a medio termine, dall’altro, con un aggiornamento periodico a cadenza biennale, intendiamo intercettare i cambiamenti in un contesto che evolve rapidamente. Questo è il metodo». Qual è la visione del piano? «È quella di un investitore di mercato a vocazione sistemica, che intende proporre un doppio dividendo: un ritorno agli investitori e uno all’economia del Paese. Si tratta di investire in aziende innovative, in grado di stimolare sia la crescita dimensionale delle aziende stesse sia la capacità di export del sistema Italia. Fermo restando che la dimensione dell’azienda è una scelta del mercato, il Fondo intende essere un soggetto abilitatore della capacità dell’impresa». Uno dei progetti è il lancio di un nuovo Fondo per le filiere strategiche. Come funzionerà? «È un veicolo che si pone allo stesso tempo in continuità e in discontinuità con strumenti già esistenti. Insiste su alcuni punti di forza che erano già emersi in operazioni di investimento fatte in precedenza, mettendole però a fattor comune in un unico “contenitore” che avrà una dotazione di circa 1 miliardo, il doppio del più grande fondo di cui oggi disponiamo». Che tempi prevedete? «Contiamo di lanciarlo tra la seconda metà di quest’anno e l’inizio del prossimo». Tempi rapidi, quindi. «Sì. La nuova strategia prevede misure per accelerare la capacità di canalizzare le nostre risorse, mantenendo sempre rigorosi standard, così da farle affluire a un ecosistema che è spesso sotto-patrimonializzato e penalizzato nell’accesso al credito». Su questo fronte vi state ritagliando un ruolo di attore primario del private debt, settore oggi che negli Usa sta suscitando alcune preoccupazioni. Come vi muoverete? «Lo scenario in Italia è diverso. Siamo presenti nel private debt già da diversi anni con fondi indiretti e nell’arco del piano prevediamo l’introduzione anche di un veicolo diretto. Tra le motivazioni alla base di questa scelta va ricordata la difficoltà che spesso le piccole e medie imprese riscontrano nell’accesso al credito. Più in generale, Fondo italiano d’Investimento si pone come strumento complementare, per offrire un’ulteriore opzione di scelta alle Pmi». Cambieranno anche altri strumenti? «Nel campo dei fondi diretti, oltre alle novità citate prima, alcuni Fondi già esistenti verranno riproposti ma, al tempo stesso, ricalibrati. Ad esempio, l’evoluzione del veicolo sull’agroindustria, FIAF II, valorizzerà quelle imprese del settore più innovative. Anche nel campo dei fondi indiretti ci saranno evoluzioni, come nel caso del Fondo Impact II, che dimostra come la finanza d’impatto possa avere ritorni di mercato. Il nostro contributo, tuttavia, non è solo finanziario». Mi spieghi meglio. «I nostri interventi puntano a offrire anche un trasferimento di capitale strategico-industriale, in grado di stimolare la managerializzazione e professionalizzazione delle piccole e medie imprese. L’accrescimento della competitività delle Pmi, infatti, non si gioca soltanto sull’ammontare di patrimonio e sulla visione dell’imprenditore, ma anche su un potenziamento della struttura manageriale a supporto dell’imprenditore stesso. In quest’ottica, stiamo intervenendo anche sulla selezione e formazione del nostro personale, rafforzando le iniziative destinate a creare una futura generazione di leader del private equity che possano portare avanti questo processo». La vostra base di investitori è oggi di circa 70 soggetti. Contate di allargare il perimetro? «Stiamo valutando diverse opzioni, sia da un punto di vista strategico che operativo, che possano portare a una possibile “democratizzazione” del private equity. Ciò vuol dire aprire a un pubblico di sottoscrittori più ampio la possibilità di finanziare le nostre operazioni, ovviamente tutto nel rispetto della disciplina di vigilanza e delle normative. Così, da un lato, sarà possibile acquisire dal mercato maggiori risorse e, dall’altro, si potrà offrire una scelta più ampia a una platea più estesa di investitori».

Fondo Italiano d’Investimento SGR

Nata nel 2010 su iniziativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e partecipata da CDP Equity, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Fondazione ENPAM, Fondazione ENPAIA, ABI, Banco BPM e BPER Banca, Fondo Italiano d’Investimento SGR ha come principale obiettivo la gestione di fondi mobiliari chiusi dedicati a far confluire capitali verso il sistema delle imprese italiane d’eccellenza, coniugando finalità di ritorno sul capitale investito, in linea con i benchmark internazionali, con quelle di sviluppo del sistema produttivo italiano. Fondo Italiano gestisce 21 fondi di investimento mobiliari chiusi riservati a investitori qualificati, per oltre 4 miliardi di euro e opera attraverso investimenti diretti e indiretti (fondi di fondi). Fondo Italiano considera la sostenibilità un valore fondamentale ed è impegnata a integrare i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle proprie attività di investimento.

Per ulteriori informazioni

Roberto Travaglino

Fondo Italiano d’Investimento SGR

+39 02 63532 208

roberto.travaglino@fondoitaliano.it

Thanai Bernardini

Ufficio stampa esterno

+39 335 7245418

me@thanai.it

Alessandro Bozzi Valenti

Ufficio stampa esterno

+39 348 0090866

alessandro.valenti@thanai.it