Intervista Sole 24 Ore «Fondo Italiano d’Investimento, vocazione sistemica»

INTERVISTA – Parla l’AD Domenico Lombardi

Con il nuovo piano strategico al 2030 puntiamo a codificare con maggiore efficacia il ruolo del Fondo Italiano d’Investimento come investitore di mercato a vocazione sistemica. Questo ci consentirà, rispetto ad altri player, di offrire un doppio dividendo: un ritorno di mercato e, insieme, un beneficio per il sistema perché investiamo e andremo a investire sempre di più in aziende che generano esternalità per l’economia del Paese». Domenico Lombardi, ad del Fondo Italiano d’Investimento, con una lunga carriera negli Usa, ha le idee chiare sulla rotta da imprimere alla Sgr nata nel 2010 su iniziativa del Mef e partecipata da Cdp Equity, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Fondazione Enpam, Fondazione Enpaia, Abi, Banco Bpm e Bper Banca. Il top manager ha assunto la guida della società a ottobre e con il nuovo piano, approvato ieri dal cda presieduto da Barbara Poggiali che prevede una crescita delle commissioni a oltre 39 milioni di euro, con un commitment di capitale complessivo a 4,9 miliardi, vuole rafforzare il ruolo di Fii come operatore di mercato e piattaforma catalitica per la crescita del private capital italiano. Partiamo dalla nuova strategia. Perché un piano quinquennale? È la prima volta che Fii opera una scelta di questo tipo, un piano a cinque anni che sarà aggiornato regolarmente con cadenza biennale con primo tagliando a fine 2027. Così non ci si cristallizza rispetto a un determinato contesto e si tiene conto dell’evoluzione del mercato. È un piano che darà maggiore struttura alle operazioni realizzate dal Fondo ed è stato redatto con il coinvolgimento di un team interno perché il mio primo obiettivo è valorizzare, sulla base di criteri meritocratici, le risorse che lavorano per la Sgr. In che modo le valorizzerete? Stiamo creando, in applicazione del nuovo piano strategico, un talent pool trasversale fatto di giovani manager con l’idea che sia una leva per promuoverne la crescita professionale, ma stiamo lavorando anche su altri fronti. Sono convinto che il Fondo debba proporsi come una fucina di talenti in grado di favorire la formazione dei futuri leader del private equity. Per questo, spingeremo sulle promozioni interne e valorizzeremo i più meritevoli. Tra le nuove iniziative vi è anche una borsa di studio per consentire a un giovane manager di Fondo Italiano di frequentare un Executive Mba in Bocconi, finanziato dallo stesso Fondo. Torniamo al piano. Quali Pmi supporterete? Ci concentreremo su quelle realtà in grado di assicurare quel doppio ritorno a cui accennavo prima. E questo vuol dire selezionare le aziende con grande capacità innovativa e sostenerle anche rispetto alla competitività sui mercati internazionali. Non solo, avremo un faro puntato sul consolidamento e il rafforzamento della resilienza delle filiere che sono un asse portante del piano. Come declinerete questo obiettivo? Lo faremo con l’avvio di un nuovo strumento, il Fondo “Filiere Strategiche” che avrà un target di 1 miliardo di euro e servirà a finanziare lo sviluppo di settori verticali ad alto potenziale, dall’energia alla transizione energetica, dalla navalmeccanica all’aeronautica, determinanti per la competitività del Paese che puntiamo a mettere in sicurezza rafforzandone la resilienza. Un aspetto, quest’ultimo, ancora più cruciale in un contesto geopolitico molto incerto che aumenta i fattori di vulnerabilità. C’è un patrimonio nazionale di innovazione di prodotto e di processo in Italia che va tutelato e valorizzato. Ci muoveremo in questa direzione. Accanto all’intervento diretto, Fii ha anche una seconda area di investimento rappresentata dai fondi indiretti. Cosa prevede il piano su questo fronte? Rafforzeremo la funzione di Fii come abilitatore dell’ecosistema del private capital italiano orientando i nostri investimenti verso progetti in grado, anche qui, di produrre un duplice beneficio. Andremo a investire rafforzando gli standard di governance, trasparenza, accountability e protezione degli investitori perché è chiaro che anche in questo caso il Fondo svolge una funzione pubblica garantendo un rating implicito ai progetti selezionati. Senza contare un altro beneficio connesso ai nostri investimenti. Quale? Quando interveniamo con investimenti diretti, quindi nelle partecipate, trasferiamo anche un capitale strategico-industriale che aiuta la managerializzazione e la professionalizzazione delle piccole e medie imprese. Questa è la logica che accompagna gli interventi del Fondo che, dal 2010 a oggi, ha investito direttamente e indirettamente in più di 900 aziende per un fatturato aggregato di oltre 90 miliardi e circa 350mila dipendenti. Avete avviato anche uno snellimento dei processi interni. Che riverberi avrà sull’operatività del Fondo? Il mio obiettivo è quello di rafforzare i meccanismi decisionali interni aumentando la velocità di deployment delle risorse, fondamentale per la mission del Fondo che è quella di essere uno strumento di mercato per la politica industriale delle Pmi italiane, sottodimensionate rispetto alle omologhe europee ma che racchiudono, come ho già detto, un patrimonio di competenze e soluzioni da salvaguardare e valorizzare.

Fondo Italiano d’Investimento SGR

Nata nel 2010 su iniziativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e partecipata da CDP Equity, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Fondazione ENPAM, Fondazione ENPAIA, ABI, Banco BPM e BPER Banca, Fondo Italiano d’Investimento SGR ha come principale obiettivo la gestione di fondi mobiliari chiusi dedicati a far confluire capitali verso il sistema delle imprese italiane d’eccellenza, coniugando finalità di ritorno sul capitale investito, in linea con i benchmark internazionali, con quelle di sviluppo del sistema produttivo italiano. Fondo Italiano gestisce 21 fondi di investimento mobiliari chiusi riservati a investitori qualificati, per oltre 4 miliardi di euro e opera attraverso investimenti diretti e indiretti (fondi di fondi). Fondo Italiano considera la sostenibilità un valore fondamentale ed è impegnata a integrare i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle proprie attività di investimento.

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